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Cibo italiano

Nel 2017 vino, salumi e formaggi spingono l’export di agroalimentare verso i 40 miliardi

L’agroalimentare italiano recupera sui mercati esteri almeno parte del ritardo storico accumulato rispetto a tedeschi e francesi.

Quest’anno si appresta a superare la boa dei 40 miliardi di euro (+6% sul 2016), trainata soprattutto da vino, salumi e formaggi con aumenti stimati da Nomisma Agrifood Monitor compresi tra +7% (vino) e +9% (formaggi).
Guardando ai mercati di destinazione sono soprattutto i Paesi extra-Ue (seppure rappresentino ancora meno del 35% dell’export totale) a evidenziare i tassi di crescita più elevati. Tra
questi Russia e Cina, con aumenti degli acquisti di prodotti agroalimentari italiani oltre il 20%, benché il loro peso continui ad essere marginale sul totale dell’export (meno del
2%). In linea invece con la media di settore le esportazioni verso Nord America e Paesi Ue.
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Forte concentrazione
Il 60% dell’export italiano – sottolinea Nomisma Agrifood Monitor – faccia riferimento ad appena 4 regioni: Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, mentre al contrario tutto il Sud del Paese incida per meno del 20%. Le 4 regioni regine dell’export sono favorite – osserva Nomisma – dalla presenza di imprese più dimensionate, reti infrastrutturali più sviluppate, nonché produzioni alimentari maggiormente market oriented.
“L’aumento dell’export unito ad un consolidamento della ripresa dei consumi alimentari sul mercato nazionale (+1,1% le vendite alimentari nei primi 9 mesi di quest’anno rispetto il
pari periodo 2016) prefigurano un 2017 all’insegna della crescita economica per le imprese della filiera – dichiara Denis Pantini, responsabile dell’area agroalimentare di Nomisma -.
Una filiera che dalla produzione agricola alla distribuzione al dettaglio e ristorazione vale oltre 130 miliardi di valore aggiunto (9% del Pil italiano). Ma la sua rilevanza si
esprime anche nella capacità di tenuta in tempo di crisi. Dall’avvio della recessione globale (nel 2008) a oggi il valore aggiunto della filiera agroalimentare italiana è cresciuto del 16%, contro un calo di oltre l’1% del settore manifatturiero e un recupero del 2% del totale economia”.
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Questione di etichetta
A proposito del successo del made in Iraly, Alleanza delle cooperative, Federalimentare e Assocarni hanno chiesto al commissario Ue Phil Hogan un intervento della Commissione sul problema delle etichettature a semafori, con una regolamentazione comune a livello europeo.

“L’agroalimentare italiano non può in alcun modo essere penalizzato dalle insidie contenute nei sistemi di etichettatura nutrizionali a colore, già utilizzati in Regno Unito e in Francia – ha detto il presidente di Alleanza Giorgio Mercuri – e che risultano attualmente allo studio persino in alcuni Paesi terzi, quali l’Arabia Saudita”.