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Cimbali fa shopping negli Usa: acquisisce le macchine per caffè espresso di Slayer

Cimbali fa shopping negli Stati Uniti. L’azienda milanese di macchine professionali per caffè (Cimbali e Faema) ha acquisito la maggioranza di Slayer, azienda basata a Seattle, specializzata nella progettazione e realizzazione di macchine tradizionali per caffè espresso. Quest’anno Slayer fatturerà 13 milioni di dollari.
L’operazione consente a Cimbali di rafforzarsi nella fascia top di gamma sul mercato americano attraverso una presenza diretta. Non è stato diffuso il valore del deal.
«L’acquisizione di Slayer – osserva Franco Panno, ad di Gruppo Cimbali – si inquadra nel percorso di crescita del nostro gruppo e nel segmento di mercato dello specialty coffee, tra le tendenze principali nel consumo di caffè».

Focus sugli Usa
«Grazie a questa partnership Slayer potrà beneficiare del know how di Cimbali e potenziare la sua presenza sui mercati internazionali – dichiara Jason Prefontaine, fondatore e ad di Slayer –. Questo accordo era nei programmi dal principio: si trattava solo di trovare il partner più indicato».
L’81% dei ricavi 2017 (180 milioni, +7%) generati da Cimbali è realizzato sui mercati internazionali. In particolare in Europa, Corea, Cina e Giappone. Cimbali era in ritardo nel più ricco mercato del mondo? «No – replica Panno – è un rafforzamento della nostra presenza. Siano ben consapevoli della sfida americana nella cultura del caffè: loro ne usano 21 grammi per un caffè. Noi 7».

Extra liquidità
L’acquisizione della statunitense Slayer è stata finanziata con mezzi propri di Cimbali che nel 2016 contava su una liquidità di 32,6 milioni. E debiti verso banche di soli 370mila euro. L’Ebitda dell’ultimo esercizio era di 31,5 milioni con un utile netto di 17,5 milioni di euro.
Il gruppo milanese offre agli esercizi pubblici una gamma di soluzioni di macchine tradizionali (dove si dichiara leader mondiale), quelle dei bar, e super-automatiche (quelle senza barista negli hotel), oltre a macinadosatori e accessori.

La società produce solo in Italia («il made in Italy ha un grande valore per il caffè espresso» sottolinea Panno), negli stabilimenti di Binasco, Bergamo e Cremona e si avvale di sette filiali all’estero. I distributori sono in tutto 700. L’azienda è fondatrice del Mumac, il Museo delle macchine per caffè espresso, il più grande al mondo con cento anni di storia alle spalle. E uno spazio per la cultura del caffè espresso.

Rivoluzione Iot
Oggi però anche la tecnologie delle macchine per caffè sono alla vigilia di una rivoluzione, quella di Internet of things (l’Internet delle cose, vale a dire i macchinari connessi e in grado di dialogare fra di loro). «Abbiamo alcune migliaia di macchine online – conclude Panno – ma l’Iot è destinato ad esplodere (gli ultimi dati di settori evidenziano una crescita del 40%. Si veda il Sole 24 Ore del 29 novembre, ndr). La sfida sarà: come analizzare il big data? Come controllare tutte le macchine a distanza?». Anche per questo le 110 assunzioni del quadriennio 2014-2017 (di cui 50% giovani under 35) riguardano personale altamente qualificato.