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Ora la pizza napoletana è diventata patrimonio dell’umanità

“L’Arte del pizzaiuolo napoletano” è diventata patrimonio dell’umanità grazie alla pronuncia positiva del 12° Comitato per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, riunito sull’isola coreana di Jeju. Per il Belpaese si tratta del 58esimo bene tutelato, dopo la dieta mediterranea del 2010 e la coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria del 2014.
La decisione dell’Unesco recita che «il know how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza».
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Una pizza da 10 miliardi
Le ricadute per l’Italia? Soprattutto d’immagine ma anche di sostanza. È importante legare nell’immaginario dei consumatori l’Arte del pizzaiuolo napoletano (non è possibile identificare il prodotto “pizza” perchè si tratta di patrimonio immateriale) all’Italia e impedire che se ne approprino gli americani (con la catena Pizza Hut) o altri.
Il business della pizza in Italia vale 10 miliardi di euro e dà lavoro a 150mila addetti, sostiene Cosimo De Sortis, presidente dei mugnai.

Insomma dopo anni di negoziati con l’Unesco è una soddisfazione per i promotori che hanno raccolto 2 milioni di firme. E per festeggiare l’avvenimento, giovedì 14 dicembre Napoli Pizza Village (progetto che promuove il territorio attraverso la pizza) offrirà pizza a tutti per festeggiare il riconoscimento con centinaia di pizzaioli.