Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
grano

Etichetta d’origine: ricorso in Europa, ma gli industriali puntano all’intesa di filiera

Gli industriali pastari, da un lato, spingono il reclamo alla Ue sull’etichetta d’origine della pasta e, dall’altro, realizzano un’intesa con la filiera del grano duro. Ma senza Coldiretti e la regia del ministero delle Politiche agricole.

L’organizzazione dell’industria alimentare europea FoodDrinkEurope (a cui aderisce anche Federalimentare) ha presentato un reclamo ufficiale alla Commissione Ue contro l’Italia per l’adozione dei decreti sull’indicazione obbligatoria di origine per il grano duro nella pasta, riso e pomodoro nei prodotti a base di pomodoro, nonché per la sede dello stabilimento.

Il reclamo alla Ue non è una novità. Era stato reso pubblico lo scorso 18 ottobre, insieme al ricorso al Tar del Lazio, poi bocciato il mese successivo.

Il governo italiano “ha adottato tali misure senza notifica preventiva all’Ue – si legge in una nota diffusa dall’organizzazione europea – e visto che la loro conformità al diritto dell’Ue è messa in discussione, FoodDrinkEurope considera la propria denuncia come l’unica via da seguire per garantire il rispetto delle norme del mercato unico della Ue”.
.
 Oltre la guerra del grano
Contestualmente gli industriali cercano di superare il problema dell’etichettatura utilizzando più grano italiano attraverso accordi specifici di filiera allargati. Per questo per il 18 dicembre Aidepi, l’associazione dei pastai, insieme ad Alleanza delle cooperative,  Cia, Confagricoltura, Copagri e i mugnai di Italmopa annunciano che “si incontrano per presentare le  proposte che uniscono la filiera della pasta”. La manifestazione ha il titolo “oltre la guerra del grano”: ecco le proposte concrete attorno alle quali la filiera della pasta ritrova l’unità.
Alla manifestazione partecipano i big delle rispettive associazioni: Paolo Barilla, Giorgio Mercuri, Dino Scanavino, Massimiliano Giansanti, Franco Verrascina e Cosimo De Sortis.
.
Convitati di pietra
L’annuncio dell’evento recita che “si siedono a un tavolo parlare di innovazione, pratiche agricole sostenibili, concentrazione dell’offerta, premi e incentivi per la produzione di qualità, stoccaggio della materia prima, tracciabilità e sicurezza. Parliamo di una filiera sempre più integrata in un mercato sempre più competitivo. Ai pastifici servono grandi quantitativi di grano di alta qualità, ma pur essendo i primi produttori in Europa di frumento duro, ancora oggi il grano italiano non riesce a soddisfare il fabbisogno dell’industria di trasformazione”.

Insomma sembra di capire che un’intesa sia possibile, che la filiera si possa compattare in nome del valore aggiunto offerto dal made in Italy.

Tuttavia stona il fatto che al tavolo manchino sia il ministero delle Politiche agricole che Coldiretti. Forse il braccio di ferro non giova all’intesa.

Il Tar del Lazio boccia lo stop all’etichetta d’origine della pasta