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Il boom del concentrato di pomodoro cinese, ma l’85% va all’estero

Il boom dell’import di concentrato di pomodoro: in due anni, nel biennio 2014-16, le importazioni crescono del 40%, ma soprattutto cresce l’import cinese di 7 volte: da 14mila tonnellate a 92 mila. La produzione italiana invece ha raggiunto le 322mila tonnellate.

Alla fine le 207mila tonnellate totali sono la metà del nostro export a volume è solo un terzo a valore: 153 milioni su 460. Il concentrato finisce per lo più in semilavorati all’estero e non c’entra niente con la qualità dei pomodori coltivati e commercializzati nel nostro Paese.
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Solo in transito
Ma, come sottolinea il dg di Anicav (gli industriali delle conserve vegetali) Giovanni De Angelis,  delle 151mila tonnellate di concentrato importate in Italia da Paesi extra europei, ben 130mila tonnellate sono importate in Traffico di perfezionamento attivo (solo di transito). In particolare, dalla Cina, delle circa 92mila tonnellate importate in Italia, l’85% è in Tpa e il restante 15% in regime di importazione definitiva.

Ma la parte in Tpa come viene etichettata? “Viene esportata – risponde De Angelis –  con la dicitura in etichetta “confezionato in Italia” e non “prodotto in Italia”, pur in presenza di una trasformazione sostanziale che permetterebbe tale indicazione”.
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Chi glielo dice?
Ma perchè rischiare di offuscare comunque l’immagine del made in Italy lavorando ed esportando il concentrato cinese? “In Italia ci sono alcune imprese impegnate in queste produzioni – spiega De Angelis – che sarebbero economicamente non sostenibili se ottenute utilizzando materia prima italiana pregiata. Pertanto, la posizione secondo cui le importazioni penalizzerebbero le produzioni interne non è assolutamente condivisibile. E comunque glielo dite voi a queste imprese con centinaia di addetti che non possono più lavorare concentrato di pomodoro cinese?”.