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Caffè

La nuova strategia del caffè: big globali distribuendo anche soft drink

Se le banche finanziano ci sarà pure una logica. Comunque la corsa al gigantismo nel caffè non basta più: ora per essere globali bisogna associare il caffè ai soft drink. Almeno questa è la strategia della famiglia tedesca Reimann che controlla Keurig (quarto distributore di caffè e macchine negli Stati Uniti):  quest’ultima ha rilevato l’americana Dr Pepper Snapple (terzo gruppo di soft drink) per 19 miliardi di dollari in contanti.

Shopping miliardario
Peraltro il fondo Jab dei Reinman due anni fa rilevò la stessa Keurig per 13,9 miliardi e mettendo, di fatto, alla porta Coca-Cola che da anni era un azionista significativo di minoranza. Insieme a Lavazza che uscì prima del lancio della proposta di acquisto.

Il nuovo colosso delle bevande avrà un giro d’affari di 11 miliardi e, se la strategia è giusta  (cioè contare su bevande calde e fredde), potrebbe disporre di un’offerta più completa di big come Coca-Cola, PepsiCo e, in parte, anche Nestlé. La convinzione è che spingere caffè e soft drink presenti delle sinergie, che Jab quantifica in 600 milioni di dollari l’anno entro il 2021. Una cifra molto consistente e che sembra ignorare la crisi dei soft drink negli Usa e in Europa. Insomma un modello la cui efficacia andrà verificata sul campo.

La reazione
E ora? Forse la mossa di Jab accelererà le alleanze di altri big globali. Magari tra Coca-Cola e Lavazza già legati da vincoli d’ affari. Per esempio Coca-Cola Hbc distribuisce il caffè Lavazza in Bulgaria, Grecia, Svizzera e Ungheria.
Ma Coca-Cola company vanta anche una partnership di lunga data anche con Illy nei prodotti a base di caffè.